Fondi internazionali, SGR e family office stanno guardando al Sud Italia con crescente interesse. Ecco perché.
Il 2026 segna un punto di svolta nella percezione del Mezzogiorno da parte degli investitori istituzionali internazionali. Tre fattori stanno convergendo: la ZES Unica, il gap di prezzo rispetto al Nord Europa, e la stabilizzazione del quadro normativo.
I numeri del differenziale
Prezzi medi €/mq rilevati a luglio 2026 (dati Osservatorio 2D):
- Monopoli: 2.780 €/mq — crescita +6,9%
- Bari: 2.380 €/mq — crescita +3,6%
- Lecce: 2.240 €/mq — crescita +4,5%
- Ostuni: 2.850 €/mq — crescita +6,4%
- Polignano a Mare: 2.580 €/mq — crescita +7,0%
A titolo di confronto: Milano supera 4.800 €/mq, Parigi 10.000+, Londra 12.000+. Il differenziale è strutturale e rappresenta un’opportunità di value investing.
Chi sta investendo
- Fondi tedeschi e francesi: logistica e data center in Puglia e Campania
- Family office del Nord Italia: operazioni residenziali value-add a Bari e Lecce
- Investitori UK: ospitalità di lusso in Salento e Valle d’Itria
I rischi da considerare
- Tempi autorizzativi ancora superiori alla media europea
- Liquidità del mercato inferiore ai grandi hub del Nord
- Infrastrutture digitali in miglioramento ma non ancora omogenee
Fonti: rilevazioni dirette Osservatorio 2D (luglio 2026); OMI — Agenzia delle Entrate per le serie storiche. I dati di confronto con Milano, Parigi e Londra sono tratti da report di settore pubblici (Nomisma, Knight Frank).