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Approfondimento

ZES al Nord: scontro Fontana-Urso e le implicazioni per il Sud Italia

Di Domenico Dentamaro 6 min lettura

La richiesta di Zone Economiche Speciali al Nord riaccende il dibattito sulle politiche di sviluppo.

Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, esprime forte disappunto per la mancata istituzione di una Zona Economica Speciale (ZES) nella sua regione, accusando il governo di trascurare le esigenze del Nord. Questo scontro politico, ri

Il dibattito sulle Zone Economiche Speciali (ZES) si arricchisce di un nuovo, significativo capitolo, che vede contrapposti il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La richiesta di una ZES anche per il Nord, in particolare per la Lombardia, solleva questioni fondamentali sulla distribuzione degli incentivi e sulla coesione territoriale, con implicazioni dirette per il Sud Italia, dove le ZES sono state concepite come strumento primario di rilancio economico. La polemica, riportata da Repubblica Economia, mette in luce le crescenti tensioni tra le diverse aree del Paese riguardo alle politiche di sviluppo e alla gestione delle risorse.

La posizione di Fontana, che accusa il governo di “prenderlo in giro” e di “mettere le dita negli occhi” alla Lombardia, evidenzia una percezione di disattenzione verso le esigenze delle regioni settentrionali, che si sentono penalizzate da un modello di sviluppo che privilegia il Mezzogiorno. Questa dinamica, sebbene focalizzata sul Nord, ha un impatto diretto sulla narrativa e sull’efficacia delle ZES nel Sud, mettendo in discussione l’equilibrio complessivo delle politiche di investimento e la capacità del sistema Paese di agire in modo coeso.

Il contesto

Il concetto di Zona Economica Speciale è stato introdotto in Italia con l’obiettivo di favorire la crescita economica e l’occupazione in aree designate, principalmente nel Mezzogiorno, attraverso un regime di agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche. L’idea è quella di creare un ambiente attrattivo per gli investimenti, sia nazionali che esteri, stimolando la creazione di nuove imprese e l’espansione di quelle esistenti. Le ZES sono state pensate come un motore per il rilancio del Sud Italia, storicamente caratterizzato da ritardi strutturali e da un divario economico rispetto al Nord.

Tuttavia, la richiesta di estendere il modello ZES anche al Nord, come avanzato dal presidente Fontana, rivela una crescente insoddisfazione per la disparità di trattamento percepita. La Lombardia, pur essendo una delle regioni più produttive d’Italia, si trova a fronteggiare sfide come la competizione internazionale e la necessità di trattenere le imprese che potrebbero essere attratte da regimi fiscali più vantaggiosi in Paesi limitrofi, come la Svizzera. Questo scenario complica ulteriormente la definizione di una strategia nazionale unitaria per lo sviluppo, rendendo più difficile la concertazione tra le diverse istanze regionali e le priorità del governo centrale.

I numeri che contano

  • La Lombardia è una delle regioni con il più alto PIL in Italia.
  • Le ZES nel Sud Italia offrono agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche.
  • La richiesta di una ZES al Nord mira a contrastare la “fuga” di imprenditori verso Paesi con regimi fiscali più vantaggiosi, come la Svizzera.
  • Il dibattito evidenzia la necessità di un coordinamento nazionale per le politiche di sviluppo.

Cosa sta succedendo

Secondo quanto riportato da Repubblica Economia, lo scontro tra il presidente Fontana e il ministro Urso si è acceso proprio sulla questione della ZES al Nord. Fontana lamenta che, nonostante le promesse, il governo non abbia ancora dato seguito alla richiesta di istituire una ZES in Lombardia, una misura che, a suo dire, sarebbe fondamentale per evitare che le imprese locali si trasferiscano in Svizzera, attratte da condizioni più favorevoli. Questo sfogo non è solo una questione di campanile, ma riflette una preoccupazione più ampia riguardo alla competitività del sistema produttivo lombardo e, per estensione, di quello italiano.

La critica di Fontana si inserisce in un contesto in cui le ZES del Sud stanno cercando di consolidare la loro efficacia, ma si trovano a dover affrontare un dibattito che ne mette in discussione la stessa filosofia. Se da un lato l’obiettivo è riequilibrare le disparità territoriali, dall’altro la richiesta di ZES al Nord suggerisce che anche le regioni più avanzate necessitano di strumenti specifici per mantenere la propria attrattività. Questa tensione rischia di polarizzare ulteriormente il dibattito sulle politiche di sviluppo, rendendo più complessa la ricerca di soluzioni che possano beneficiare l’intero Paese.

Le opportunità per gli operatori

Per gli operatori del settore immobiliare, questo scenario apre a riflessioni importanti. Se da un lato le ZES del Sud continuano a rappresentare un’opportunità per investimenti in logistica, industria e servizi, grazie agli incentivi e alle semplificazioni, dall’altro la pressione per l’istituzione di ZES al Nord potrebbe indicare nuove aree di potenziale sviluppo. La necessità di trattenere le imprese e di attrarre nuovi investimenti, sia al Nord che al Sud, si traduce in una crescente domanda di infrastrutture moderne, capannoni industriali, spazi logistici e uffici. Gli operatori immobiliari devono quindi monitorare attentamente l’evoluzione del quadro normativo e politico, pronti a cogliere le opportunità che potrebbero emergere sia nelle aree tradizionalmente vocate alle ZES, sia in quelle che potrebbero vederne l’introduzione in futuro. La capacità di anticipare le tendenze e di adattarsi ai cambiamenti delle politiche di sviluppo sarà cruciale per il successo.

Cosa significa per il Sud

Per il Sud Italia, la discussione sulle ZES al Nord non è un fatto marginale. Se da un lato la richiesta di Fontana può sembrare una minaccia alla specificità delle ZES meridionali, dall’altro essa evidenzia la necessità di rendere le ZES del Sud ancora più competitive ed efficaci. L’Osservatorio 2D Sviluppo Immobiliare, con la sua sede a Bari e la sua profonda conoscenza del territorio, sottolinea come la vera sfida per il Mezzogiorno sia quella di massimizzare il potenziale delle ZES esistenti, trasformandole in veri e propri motori di sviluppo sostenibile e attrattivo. È fondamentale che le agevolazioni non siano solo un incentivo temporaneo, ma che si traducano in un miglioramento strutturale del contesto economico e infrastrutturale. Solo così il Sud potrà consolidare il proprio ruolo di polo di attrazione per gli investimenti, dimostrando che le ZES sono uno strumento valido e non un semplice palliativo. La coesione nazionale passa anche dalla capacità di valorizzare le specificità di ogni territorio, senza che una parte si senta penalizzata a vantaggio dell’altra, ma piuttosto in un’ottica di crescita complessiva del sistema Paese. La visione strategica deve essere quella di un’Italia che cresce in tutte le sue componenti, con il Sud che gioca un ruolo da protagonista, forte di un sistema ZES efficiente e attrattivo. Domenico Dentamaro, fondatore di 2D Sviluppo Immobiliare, ribadisce l’importanza di un approccio pragmatico e orientato ai risultati, che sappia trasformare le opportunità in crescita reale per il territorio.

Fonte primaria

Approfondimento basato su Repubblica Economia.

Fonti citate

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